TitanicA – Dietro il Titanic
“La storia del Titanic riguarda la gente,” mi dice il tassista.
Questa è stata la reazione alquanto decisa quando senza pensare ho detto di aver visto “TITANICa: La storia della gente” e per dimostrare il suo punto mi chiede di aprire il cassettino dell’auto e prendere il libro che sta leggendo.
Mi ritrovo nelle mani Titanic Survivor: l’autobiografia di Violet Jessop, assistente di bordo e sopravvissuta del Titanic. “Il più grande film sul Titanic che non è mai stato girato” dice l’autista Paul, scuotendo mestamente il capo.
Ecco un esempio perfetto di come le storie della gente che si celano dietro la nave siano più che mai vive e presenti. Con il centenario quest’anno e l’inaugurazione di Titanic Belfast con campane, sirene, touchscreen e riproduzioni è impossibile non rivolgere la propia attenzione alla nave, le dimensioni, la costruzione, i materiali.
Quello che TITANICa si propone di realizzare è di osservare gli uomini dietro le macchine, i grandi risultati raggiunti, lo stile di vita, le loro storie.
Storie queste che sono raccontate secondo uno stile perfezionato con cura nell’Ulster American Folk Park con tanto di attori in carne ed ossa in costume. I minatori di carbone parlano di lavoro con Thomas Andrews nella carbonaia, i rivettatori ci raccontano come finiranno sordi a causa del rumore martellante delle operazioni che svolgono, i carpentieri riparano nell’officina bagagli destinati a questo viaggio d’emigrazione.
È un modo decisamente entusiasmante di vivere i momenti dell’epoca: sedersi accanto al fuoco in una minuscola casa del 1884 prelevata dal quartiere est di Belfast, vedere una tipografia vittoriana stampare un biglietto per l’inaugurazione del Titanic, guardare perfino film muti nel cinema.
Personalmente quel che più mi è rimasto impresso sono le storie dei rivettatori sulla vita quotidiana del cantiere, come venivano pagati a rivetto, come il caposquadra segnava sui fogli degli operai quando andavano in bagno e quando tornavano, come il primo incidente mortale nel corso della costruzione del Titanic avesse colpito un ragazzino di 15 anni addetto ad arrampicarsi.
A farmi da guida su “TITANICa: La Mostra della porta accanto” c’è Ken che mi illustra un’altra teoria sul motivo per cui il Titanic continua da 100 anni ad affascinare il mondo con la sua storia. Si creò una combinazione mai vista prima tra note personalità a bordo (inclusi alcuni degli uomini più ricchi del pianeta) e il progresso delle comunicazioni in grado di consentire ai giornali di riportare notizie sulla storia il giorno successivo, per cui l’evento acquistò aspetti di cultura popolare che riecheggiano ancor oggi nella nostra cultura moderna delle celebrità.
Circondato da oltre 500 manufatti d’epoca, Ken prepara la scena. Belfast aveva il più grande cantiere navale al mondo ed era leader mondiale di quella che al tempo era un’industria all’avanguardia (considerala come la Apple o la Mercedes-Benz dei suoi tempi). Tutto questo nonostante la regione non disponesse di risorse di carbone, ferro o acciaio.
“Quello di cui Belfast disponeva era talento, ambizione e orgoglio nel lavoro” ribatte Ken.
Indica una foto di Edward Harland e Gustav Wolff con i soci W.H. Wilson e William Pirrie: la loro sicurezza impeccabile come i vestiti che indossavano e il taglio dei baffi.
I progetti di ideazione della nave del 1909 affascinano al punto da ritrovarsi col naso appoggiato al vetro. In fondo a sinistra è apposta la firma di Thomas Andrews. A colpirmi di più è quella che probabilmente dev’essere stata una delle prime tavole di immagini d’un viaggio oceanico!
Accanto ci sono i progetti originali di inchiostro e carta con linee e numeretti tracciati a mano con cura. Ken mi ricorda che l’intera nave venne essenzialmente costruita a mano e mi viene in mente il rivettatore che racconta di perdere le dita.
In vetrina si possono vedere esempi di piatti di prima, seconda e terza classe ritrovati nel relitto. Mi stupisce il fatto che il piatto di prima classe appaia essere il più semplice dei tre in bianco puro ma Ken mi fa notare che le rifiniture in foglia d’oro si sono consumate fino a sparire.
Una camicia di William Allen, passeggero di terza classe, presenta uno strappo sulla manica rammendato il che mostra chiaramente lo stato di povertà di alcuni passeggeri di terza classe e quanto poco portassero con sè nella loro nuova vita.
Rosa Abbot, anche lei passeggera di terza classe, è stata l’unica donna ad essere stata tratta in salvo dalle acqua ghiacciate. Nel museo si trova una foto che la ritrae resistente e afflitta (perse entrambi i figli nell’affondamento) con un messaggio scritto sul retro rivolto a Mrs Lessman, una passeggera del Carpathia.
Il centro della mostra è costituito da un modello della nave con piccole statuine che rappresentano tutte le persone a bordo divise per classe e equipaggio e tra sopravvissuti e non così da mostrare con terribile semplicità il numero di anime perse.
Tale fu il trauma dopo l’affondamento del Titanic, mi racconta Ken, che ci volle oltre una generazione perché si tornasse a parlarne di nuovo.
“Come ogni grande storia, finisce in tragedia” dice Paul il tassista.
Il punto è: si tratta di una storia che merita proprio di essere raccontata.




