Cavalcando le onde: imparare a fare surf in Irlanda
Avrai già visto i video: i cavalloni mostruosi dell’Atlantico che s’infrangono violentemente sulla coste di Sligo e Donegal nell’Irlanda dell’Ovest sono tra i più grandi al mondo e richiamano alcuni tra i migliori surfisti per venire qui da noi a domarli.
Ma come la mettiamo se tu sei invece tra quelli che non hanno la casa piena di trofei a forma di tavolette da surf dorate o che non hanno mai neanche provato a stare in piedi sulla tavola? E magari la forza del tuo avambraccio è paragonabile a quella di una bambina di otto anni.
L’Irlanda sarebbe proprio il posto giusto per imparare il surf?
Abbiamo mandato Mark Folens ad indagare per noi.
Non direi di essere esattamente un tipo da spiaggia: sono di carnagione pallidissima e ho una naturale avversione per la luce del sole (mi piace dire stile vampiresco alla Robert Pattinson tanto per consolarmi).
Nonostante il mio colorito bianco Dixan e la tendenza incontrollabile a strizzare gli occhi di fronte alla palla infuocata in cielo, lo scorso luglio mi sono ritrovato su una spiaggia assolata a Donegal in pantaloncini per amore del surf. Beh ok, per delle lezioni di surf. Come dicevo, non mi capita spesso.
Bundoran non è la tipica cittadina da surf. Non ci sono palme, neanche l’ombra di bancarelle di occhiali da sole spaziali di plastica. La spiaggia non brulica di semidei abbronzati o rasta armati di ukulele. Ma è proprio questo che la rende così speciale. Questo e alcune tra le migliori onde al mondo.
Questo tratto di costa ospita il Peak: una delle onde più famose d’Europa e l’onda morta quasi costante garantisce break (ovvero punti in cui le onde si rompono) regolari. L’European Surfing Championships si è tenuto due volte a Bundoran (incluso l’anno scorso).
Le mitiche onde “per cui Bundoran è rinomata” dicono sul Lonely Planet hanno portato le Stormrider Surf Guides a descrivere la cittadina costiera come “un autentico paradiso dei surfisti”.
Ci siamo messi in fila al sorgere dell’alba per farci dare le mute e sfilare con “l’ultimo look da foca incinta” come diceva il mio amico Brian. A dire il vero gli altri non stavano certo a guardare noi, gli occhi di tutti erano rivolti al paesaggio impressionante: dune lussureggianti e colline dai fianchi ricoperti del giallo delle ginestre e il viola della brughiera.
Il nostro istruttore ci ha raggiunti (direttamente dal set di Baywatch) su una tipica jeep consumata dal tempo piena zeppa di tavole da surf. Paul era uno del luogo, aveva trascorso tutta la vita a cavalcare le onde, con uno stile fatto di perline alle caviglie e capelli neri legati combinato a un atteggiamento ultrafigo misto tra Wolverine e Russell Brand. Impossibile non odiarlo.
Ci passavamo le tavole e quando è arrivata la mia in un momento d’arroganza senza pudore l’ho ribattezzata Cocchio di Poseidone (a ripensarci credo che la tavola si sia decisa a punirmi da quel momento in poi).
“La chiave per fare surf è l’equilibrio” gridava Paul mentre ci esercitavamo sui movimenti base sulla sabbia. Ogni tavola ha un punto dolce e ad un paio di centimetri al di fuori da questa zona “ti ritrovi a mangiare alghe”. Anche dopo aver individuato quest’area sfuggevole, rimane comunque il problema di riuscire a stare in piedi.
Per stare in piedi sulla tavola, devi stenderti sul petto, spingerti in su con le braccia mentre raccogli le gambe sotto di te. Sembrerebbe facile ma se hai le braccia di un Tyrannosaurus Rex e la forza di una bimba di otto anni come me, diventa una sfida non da poco. Neanche il tempo di dirlo ed era già ora di andare in acqua.
Avanzavo nell’acqua a fatica verso le onde (che raddoppiavano in altezza di fronte ai miei occhi) con un ottimismo in rapida diminuzione. Al primo tentativo mi sono ritrovato subito capovolto. E al secondo…e al terzo.
Ogni volta che provavo ad alzarmi in piedi finivo coll’ingoiare acqua inseguendo la tavola. Il mio amico Brian stava in piedi da subito e persino la ragazza che era rimasta col braccio impigliato nella muta aveva già trovato come fare.
Paul mi raggiunse a nuoto per darmi qualche dritta, in pratica non essere così rigido e usare le braccia per spingermi sulla tavola più in fretta.
“Rilassati e basta” mi disse strizzando l’occhio “la cosa peggiore che tu possa fare è pensare troppo”.
Così ho smesso di pensare e mi sono messo a nuotare sulla tavola. All’improvviso un’onda alta più di una casa (per lo meno così mi sembrava al momento, devi concedermi qualche licenza poetica qui) si dirigeva verso di me. Si sono allineate le stelle, il mostro d’acqua si è avvolto sotto di me e io sono balzato in piedi!
Per almeno la bellezza di cinque secondi buoni.
Lo so, lo so ma per quel che mi riguarda Teseo aveva ucciso il Minotauro!
Per il resto del pomeriggio neanche l’avvistamento di uno squalo mi avrebbe fatto perdere il sorriso.
Senaza accorgermene era già tempo di ritornare a terra, togliersi le mute e immergersi in un Martini secco (battuta di Brian che ho totalmente copiato).
Di ritorno al pub, ho brindato in silenzio a me stesso per aver conquistato l’oceano, rigirando compiaciuto il mio Tullamore Dew con le braccia da tirannosauro che si erano fatte davvero valere.
L’acqua salata non ha mai avuto un sapore così buono.



